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Copertina dell'audiolibro Gli antropologi

Trama

Asya e Manu sono due giovani expat provenienti da paesi diversi che vivono in una grande metropoli cosmopolita. Hanno lasciato le rispettive famiglie d'origine e si muovono nel limbo della giovinezza adultizzata: lavorano, frequentano una ristretta cerchia di amici e cercano una casa da acquistare per mettere finalmente radici. Asya, che di professione fa la documentarista e la ricercatrice, osserva la realtà che la circonda con lo sguardo curioso e analitico di un'antropologa. Insieme al compagno, inizia a "studiare" la propria quotidianità, le persone che frequentano il parco cittadino e i piccoli rituali domestici che costruiscono giorno per giorno. È una meditazione delicata e silenziosa sulla felicità ordinaria, sulla distanza dai luoghi natii e sulla ricerca di un senso di appartenenza nel mondo contemporaneo.

Recensione

Ciò che mi ha colpita di questo romanzo è il modo in cui Ayşegül Savaş affronta il concetto di "casa" e l'amore contemporaneo: lo fa con una leggerezza, un'intelligenza e un'eleganza rare, senza mai cedere nemmeno per un secondo al melodramma. La sua scrittura ha il potere quasi magico di prendere la nostra quotidianità, le routine apparentemente "banali" di questi due giovani, e trasformarle in un campo d'osservazione poetico, perfetto per farmi interrogare su cosa significhi davvero appartenere a un luogo. È un testo deliberatamente minimalista, privo di una trama convenzionale o di veri picchi drammatici.

E qui l'interpretazione di Laura Adriani si è rivelata per me un'arma a doppio taglio: la sua impostazione vocale, così rilassata e uniforme, si sposa benissimo con la natura calma del libro, ma proprio perché la storia non offre sussulti, ho avvertito il rischio che alla lunga possa "addormentare" l'attenzione.

Eppure, a ben guardare, sotto questa superficie tranquilla vi ho trovato qualcosa di profondamente drammatico: quel senso strisciante di sradicamento, la dolorosa consapevolezza della lontananza dai genitori che invecchiano dall'altra parte del mondo e la fatica di inventarsi, da soli, una propria idea di famiglia in un contesto globale. L'impressione fortissima che ho avuto è che la protagonista, Asya, osservi la propria vita e le sue relazioni come da dietro un vetro. Questo suo sguardo quasi "scientifico", da distaccata osservatrice della realtà, finisce per trasmettere un certo freddo emotivo con cui non mi è stato sempre facile entrare in sintonia.

Pro

  • poesia del quotidiano senza retorica
  • un ritratto veritiero della generazione expat

Contro

  • rischio di monotonia nell'ascolto

L'autore

Il narratore

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